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JUST ANOTHER EXCHANGE STUDENT'S BLOG

travel is the only thing you buy that makes you richer

27 settembre 2017

50 giorni fa ho lasciato la mia casa, la mia famiglia, i miei amici, la mia Italia. Ho lasciato tutte le mie abitudini, le mie certezze e tutto ciò che mi è sempre stato familiare per iniziare una nuova ita, una nuova avventura.
Sì, mi manca, mi manca tutto. Le piccole cose, non avere il bisogno di farsi spiegare le cose più volte, sapere cosa fare in ogni situazione, andare in giro e vedere volti che riconosco, la spontaneità di dire tutto ciò che mi passa per la mente, non avere paura di non essere capita. 
Ed è normale, mi aspettavo tutto questo (anche se viverlo è diverso da "aspettarselo").
Come mi trovo?
Partiamo dalla cosa più importante per questa esperienza: la famiglia ospitante. Mi trovo veramente bene con loro, sono sempre disposti ad accompagnarmi ovunque e fanno di tutto per farmi sentire a mio agio e farmi felice.
A scuola va tutto bene (dovrei anche prendere il diploma ma non è ancora sicuro al 100%), le classi non sono difficili e non faccio fatica a capire i professori, anche se spesso non capisco gli interventi dei compagni. Il mio consiglio è di chiedere ai professori o ai compangni ogni volta che avete un dubbio, senza timore, sicuramente saranno contenti di aiutarvi.
Farsi amici non è facile. E' facile farsi dei "conoscenti", perché, probabilmente, come nel mio caso, i ragazzi saranno curiosi di conoscervi, ma farsi veri amici non è così semplice. Sì, io ho conosciuto un sacco di persone e mi sono fatta un sacco di "amici", eppure spesso mi sembra di non avere nessuno. Non è facile integrarsi in gruppi già formati, con persone che si conoscono da una vita e parlano una lingua diversa dalla tua, ma ci sto provando.
Fare uno sport qui è molto importante: 1. è il modo più facile per fare amici 2.non si ha tanto tempo libero e non si corre il rischio di restare a casa ad annoiarsi e a farsi venire la nostalgia 3. ci si mantiene in forma (o, incredibilmente, perderete addirittura peso come è successo a me) 4. vi rifarete il guardaroba di magliette, felpe e divise varie 5. è divertente
Io ho deciso di fare cross country durante l'autunno (qui gli sport vanno a stagioni, non si fanno tutto l'anno). Non mi è mai piaciuto correre, ma ho deciso di fare questo sport per provare qualcosa di nuovo o perché l'unica alternativa era pallavolo e meglio di no. Si corre ogni giorno tranne la domenica: dal lunedì al venerdì dalle 3:30 alle 6 (lunedì, mercoledì e venerdì doppio allenamento perchè si corre anche la mattina alle 6 prima di andare a scuola) e ogni sabato c'è una gara. Penserete "ma se non ti piace correre, perché continui a farlo?" Perchè adoro le ragazze della squadra, sono sempre carinissime con me e sono troppo simpatiche (e poi è l'unico sport in cui si organizzano pasta party ogni venrdì). Sfortunatamente, circa 3 settimane fa mi sono fatta male alla gamba e ancora sono con le stampelle. Impensabilmente, mi manca correre e non vedo l'ora di poter tornare ad allenarmi.
Una mia giornata tipo qui si svolge così:
sveglia alle 6.20 (o alle 5.20 se c'è una morning run)
faccio la doccia, mi vesto e verso le 7.30 mi portano a scuola
le lezioni iniziano alle 8.20, durano 46 minuti (sì, quarantasei minuti) e abbiamo 3 minuti tra una classe e un'altra. Ecco la mia schedule

Le lezioni finiscono alle 3.12. Vado nello spogliatoio, mi cambio e mi alleno fino alle 6. Poi, la mia famiglia viene a prendermi, vado a casa e faccio i compiti. Ceno presto e di solito verso le 10.30 sono a letto.
Mi sembra incredibile pensare di essere qui da così tanto. Per chi se lo stesse chiedendo, sì mi sto scordando l'italiano e ogni tanto uso google traduttore perché non mi ricordo come si dicono le cose in italiano. E alcune volte mi ritrovo a pensare in inglese o addirittura a contare in inglese.
Vorrei ringraziare tutti voi che mi leggete, che spendete anche solo un secondo per mandarmi un messaggio chiedendomi come va; le persone che non conosco che mi hanno scritto su instagram, perché mi fate sentire apprezzata e date un senso a questo blog; i miei amici, perché anche a migliaia di chilometri di distanza so che ci siete e la mia famiglia, perché mi mancate più che mai.

Un bacio dalla vostra Frannie
vi lascio qualche foto


country day della spirit week

character day della spirit week

homecoming

homecoming con le ragazze di cross country

football game

un altro football game

Holiday World nella città dell'Indiana dove è sempre Natale con gli altri exchange students

uno dei pasta party con le ragazze di xc

bonfire ad un compleanno

29/08/2017
Sì, lo so, sto scrivendo questo post con circa 20 giorni di ritardo, ma questi primi giorni negli States sono stati veramente pieni di impegni (poi vi racconterò in un altro post).
Come ho già ripetuto forse mille volte, sono partita l'8 agosto da Roma.
Se è stato difficile lasciare tutti e prendere quel volo? Sì, scontato. Quegli ultimi minuti infiniti, ma allo stesso tempo troppo brevi davanti all'ingresso del check-in passati ad abbracciare i miei genitori e le mie amiche, a ripetere a mia madre quei "sì mamma" con l'aria un po' seccata dopo ogni sua raccomandazione, a pensare a quante cose saranno cambiate a giungno, a quante cose mi perderò, a quanto mi mancheranno tutte le persone a cui voglio bene. Cerco di mandare via questi pensieri dalla mia mente, provo a sorridere e a rassicurare i miei genitori. Faccio finta di essere sicura di me, nascondo le mie incertezza dietro una risata...ma chi voglio prendere in giro? Come potrei non avere paura di saltare nell'ignoto?
Arriva anche l'ultima ragazza del nostro gruppo e con lei il momento dell'ultimo saluto. Un abbraccio veloce e mi affretto a seguire gli altri. Non ci credo, eppure sono in fila per il check-in di quell' aereo.

Dopo un'interminabile fila alla dogana, finalmente prendiamo le nostre valigie e saliamo su un autobus direzione Double Tree Hilton Hotel.
Arrivati in albergo, ci fanno consegnare i documenti importanti e ci dividono in gruppi (io ero nell'orange team) e camere da 3 (mi mancate Giorgia e Chiara).
La mattina del primo giorno siamo restati in albergo. Abbiamo fatto delle attività divisi in gruppi e ci hanno fatto vedere dei video, ribadendoci le regole per la millesima volta.
Dopo siamo andati (sempre in gruppi) a New York: siamo saliti sul World Trade Center, abbiamo visitato il 9/11 memorial, Central Park e siamo andati in barca fino alla Statua della Libertà.
Il giorno dopo siamo andati a fare colazione a Times Square in un posto di cui non ricordo il nome , poi ad Ellis Island e il pomeriggio ci hanno lasciato del tempo libero in un centro commerciale.
La sera riunione per ridarci i documenti e per dirci l'orario a cui scendere il giorno dopo.
Venerdì 11 alle 5 di mattina ho lasciato l'albergo per andare all'aeroporto di Newark.
Futuri exchange students con soli 23 kg a disposizione, in Italia non vi dicono niente se la vostra valigia pesa un po' più, ma a Newark vi fanno levare vestiti fino all'ultimo pound in eccesso. La mia pesava 5 pounds in più (2,2 kg) e ho dovuto levare due paia di scarpe e una felpa (la sacca di Youabroad mi ha salvato la vita, se siete indecisi se portarla o no, fatelo).
Mille controlli dopo, ho preso il volo per Chicago insieme ad altri ragazzi.
Il secondo aereo aveva 3 ore di ritardo, ma fortunatamente eravamo in parecchi a fare scalo a Chicago, quindi l'attesa è stata divertente.
Il volo per Champaign è stato il più emotional (scusate, mi sto già scordando l'italiano), circa 40 minuti nell'aereo più piccolo che abbia mai visto. Penso di aver realizzato davvero in quel momento, guardando le infinite pianure e l'immensità del Midwest americano. New York sembra una vacanza studio, quei 3 giorni sembrano non finire mai, persone che probabilmente non rivedrai più diventano amici, perché condividono le tue stesse paure e indecisioni, ti capiscono perché stanno vivendo esattamente le tue stesse emozioni. Mi sono sbagliata nell'ultimo post, la sensazione che si prova ad atterrare a New York è niente comparata a questa.
Eravamo in 5 su quell'aereo: Daria, Emanuele, io e altre due ragazze tedesche. Non ho parole per descrivervi cosa significa scendere e appoggiare il piede sulla tua vera prossima casa, sulla vera America. Troppo tardi per tornare indietro, sei lì, i tuoi piedi non più divisi tra Stati Uniti e Italia, ma solo da una parte. Vorresti urlare, scappare, rimandare, piangere e hai paura, eccome se hai paura. Ma non abbiamo fatto nulla di tutto questo. Siamo andati in bagno, ci siamo guardati allo specchio ("che penserà la famiglia vedendomi in questo stato?") e ci siamo calmati a vicenda. Un respiro profondo, risate nervose ed eccoli, ecco le famiglie ad aspettarci. Mi dispiace, davvero non so come tradurre quest'emozione in parole.
Siamo andati a casa, ho messo i vestiti nell'armadio e mi sono addormentata, per riaprire gli occhi in una nuova vita.

Probabilmente nel prossimo post vi racconterò qualcosa sulla scuola o cosa ho fatto in questo (quasi) primo mese (vi rendete conto?? Un mese!), se vi interessa sapere qualcosa in particolare commentate o chiedetemi in privato.
Baci,
Frannie


VLOG DI NEW YORK
Ginevra: https://youtu.be/G2FjoNQ9HKA
Claudia: https://youtu.be/Y0XUM5w9L_8
Susanna: https://youtu.be/IVDoUb2Lu_c

7 agosto 2017
Sto scrivendo questo post sulle note del telefono (perché il computer è già nello zaino) in un momento in cui non potrei permettermelo, perché ho ancora troppe cose da fare.
Voglio trascrivere queste sensazioni che sto provando a caldo, non sarebbe la stessa cosa scrivere fra qualche giorno e ,inoltre, non sono in grado di parlarne a voce, quindi scrivere è la mia unica valvola di sfogo.
Allora... un giorno, uno e basta, tempo scaduto.
Sono stata tranquilla tutta la settimana, fino a ieri sera. Da ieri sera è tutto diverso: sento che questa città non è più il mio posto, non voglio più averne a che fare (o almeno per ora). Basta, voglio solo partire, non ne posso più di aspettare, più aspetto, più mi viene paura.
Zero rimpianti: tutto questo è appena iniziato e già rifarei la scelta di partire altre mille volte.
Ho iniziato a sognare questo momento da così tanto tempo, ho aspettato così tanto, che ora che sono così vicina non riesco più ad attendere.
Vi ricordate tutti quei "ancora non riesco a realizzare"? Ecco, sono finiti.
Sono così emozionata che questa notte ho fatto fatica a dormire e mi sono svegliata con un buco allo stomaco. Sono così emozionata al punto di non riuscire a respirare, che al solo pensare a domani mi sento svenire.
Sto per uscire per l'ultima volta fino al prossimo giugno qui a Spoleto, cercando di catturare quei dettagli, quegli odori, quelle risate dei miei amici che so che tanto mi mancheranno.
E sì, sono felice. Felice di una felicità indescrivibile.
Felice di esplorare, di incontrare nuove persone, di mettermi in gioco, di scoprire, di sfidarmi.
Vi scrivo queste parole con il cuore che mi batte a mille.
È finita l'angoscia dei fogli da compilare e delle visite da fare; è arrivato il momento di dimostrare nel concreto. Ho letto e riletto le istruzioni, ora sono pronta per giocare.
Voglio ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini, che mi hanno supportata, che hanno creduto in me e che hanno fatto di tutto per rendermi felice. Tutti quelli che hanno speso anche un secondo del loro tempo per augurarmi un buon viaggio o per farmi un "in bocca al lupo".
Grazie a tutti.
Sono proiettata verso il futuro, sono consapevole e pronta, prontissima per questa nuova vita che mi attende.

8.08.2017
Sta per finire l'atterraggio. Cerco di sbirciare dal finestrino le prime immagini di un'America tanto sognata.
Sono felice. Mi scende una lacrima. Tutto questo è iniziato, sembra impossibile che siano passati mesi e mesi dallo scorso settembre.
Sì, finalmente sono qui; ho finalmente messo piede su questa terra che inizierò a chiamare casa.

Vi lascio con la promessa di aggiornare spesso il blog e con questa foto della bellissima festa a sorpresa che mi hanno organizzato i miei amici (mi mancherete un sacco, grazie ancora di tutto).


“ULTIMI GIORNI IN ITALIA”
Countdown a -17.
Quest’assenza di tempo è soffocante. Che dire?
Ultimamente non vedo l’ora di partire: qualche giorno fa ho fatto una videochiamata con la mia host mum ed era la prima in cui c’erano anche i miei genitori. Abbiamo parlato dei vestiti che devo portare, di quello che faremo i primi giorni, degli sport a scuola e degli ultimi fogli che devo compilare. Parlare concretamente di quella che sarà la mia vita per i prossimi mesi mi ha resa impaziente, impaziente di partire, di provare cose nuove, di sfidarmi e di dimostrare a tutti (me per prima) che sono in grado.
Oggi, 22 luglio, non sto scrivendo per un motivo preciso, non ho niente di particolarmente interessante da dirvi, mi sento solamente ispirata. In questo momento sono in pulmino con il mio sci club, direzione Les Deux Alpes, ultima fila, sono sdraiata perché ho un posto libero accanto a me, 8 ore di viaggio alle spalle e ancora un paio rimanenti, finestrino aperto, vento tra i capelli, musica (della radio, perché odio ascoltare la musica con le cuffiette), aria fresca e cielo azzurro, macchiato di soffice bianco, intorno a me verdi montagne francesi e puzza di cacca di mucca (incredibilmente, oggi ha un non no so che di poeticamente romantico anche la puzza). Come non essere ispirati da tutto questo?
Ho approfittato di queste ore infinite di viaggio per leggere, cosa che adoro, ma che non riesco a fare mai a casa. Questa volta ho optato per “Bianca come il latte, Rossa come il sangue” di Alessandro D’Avenia.
Leggere mi fa sempre uno strano effetto: ogni volta che finisco un libro mi sento un po’ più vuota, come se qualcuno avesse tirato fuori da me quelle parole che nascondo nel profondo e che non trovo mai il coraggio di far uscire, ma anche un po’ più piena, perché in un libro c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Sono una persona che si immerge completamente nella storia, si immedesima nei personaggi in cui riconosce se stessa (quasi tutti, c’è sempre almeno una caratteristica per ogni personaggio in cui mi rivedo), al punto di sprecare spesso una lacrima (facciamo anche due) per un libro.
E, inevitabilmente, quando giro l’ultima pagina, mi ritrovo a riflettere sul significato del libro, sulle parole nascoste dell’autore, penso a come alcuni sentimenti accomunino davvero tutti.
Amo i libri perché mi danno uno spunto di riflessione, anche quelli che possono apparire più stupidi o che sembrano limitarsi al significato oggettivo della storia: “ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso” (Marcel Proust).
Leggere mi fa rendere conto che non sono sola, che anche Leo fa ogni giorno scoperte nuove, ma, come me, ha una pessima memoria e se non le scrive da qualche parte rischia di scordarsele e dovrà riscoprirle, pagando il prezzo di commettere di nuovo lo stesso errore; anche Silvia ha paura di condividere i suoi sentimenti; anche Beatrice trova conforto nello scrivere le sue emozioni e, nonostante tutto ha imparato ad essere felice; anche Nico non riesce a restare a lungo arrabbiato con i suoi amici, perché ne sente il bisogno.

L’aria fuori dal finestrino sta aumentando sempre di più, inizia ad essere fastidiosa, la magia di prima sta svanendo -perché le mie mani non riescono a scrivere allo stesso ritmo a cui navigano i pensieri nella mia testa?-

Ho chiuso quel libro, ho guardato fuori dal finestrino e mi sono sentita sopraffatta dall’incommensurabile bellezza degli alberi, del cielo, di tutto ciò che mi circonda. Sono profondamente innamorata della vita, della mia famiglia, dei miei amici, di tutto.
Sono calma, rilassata, pronta, mi sento così piccola rispetto a questa sensazione d’infinità che mi pervade.
E in queste situazioni capisco alcuni dei punti interrogativi che sono solita lasciarmi insoluti alle spalle. Capisco cosa intendeva Charlie di “Noi siamo infinito” dicendo che si era sentito infinito; capisco Albus Silente quando diceva che “la felicità può essere trovata anche nei momenti più bui se solo ci si ricorda di accendere la luce”, perché per essere felici bisogna impegnarsi a trovare il lato positivo (che c’è sempre, anche nelle cose più brutte); capisco Orazio quando ci dice “Nunc est bibendum”, perché la vita è una e ogni momento è buono per festeggiare ; infine capisco il caro Giacomo Leopardi, poiché, anche per me, in questo oceano d’infinità “il naufragar m’è dolce”. (Non prendete  per vera la mia interpretazione, questo è solamente una mia rivisitazione di frasi famose, potrebbero assumere significati diversi per ciascuno di noi e scusate se le citazioni non dovessero essere precise, ma non posso controllare su internet in questo momento).


Non vedo l’ora di partire, perché muoio dalla voglia di imparare, scoprire, fare esperienze, vivere.
Come avevo già scritto in un altro post, l’anno all’estero non inizia nel momento in cui si salva su quell’aereo: anche la sola iscrizione a questo programma di scambio mi ha insegnato tanto. Prima di concretizzare questo progetto, l’anno all’estero mi sembrava un sogno bellissimo, distante, irrealizzabile; iscrivermi mi ha fatto capire che, invece, i sogni, anche i più folli, si possono realizzare, basta essere disposti a lottare per il proprio desiderio e un pizzico di buona volontà. Non credete a chi vi dice il contrario. Abbiate fiducia in voi stessi e credete in quello che fate.
Mi sento una bambina ingenua (e probabilmente lo sono pure), ignara delle insidie del mondo, ma a me va bene così, lasciatemi sognare.

Lo so che questo post è scritto un po’ a caso, non ha un vero centro e, alla fine, non si capisce bene cos voglio dire. Perdonatemi, questo mio modo di scrivere rispecchia la mia testa confusionaria, con le sue idee in contrasto tra loro. Prima o poi riuscirò a dare un ordine a a questo caos che ho nella mente.
Grazie a chi è arrivato a leggere fin qui.

Vi lascio con una frase del libro di cui parlavo sopra che mi ha colpito molto:
“Se un sogno ha tanti ostacoli vuol dire che è quello giusto.” (A. D’Avenia)

Vostra, Frannie



Come avrete potuto capire dal titolo del post, ho scaricato anche io -finalmente- l'applicazione del countdown sul cellulare e, sì,  oggi segna che mancano solo 42 giorni. SOLO 42 GIORNI.
Come mi sento?
Non lo so neanche io. Ci sono momenti in cui l'unica cosa che vorrei fare è lasciare tutto e partire, altri in cui penso che non sono pronta e che vorrei avere ancora più tempo per stare con i miei amici.
Il tempo scorre sempre più velocemente.
Giugno è letteralmente volato, sarà perché non sono stata mai a casa (infatti scuasetmi se ultimamente ho trascurato il blog, ma sono stata davvero impegnata).
Vi racconto un po' della mia estate pre-partenza: l'8 giugno sono stata a Roma all'ambasciata americana per fare il visto (chiunque sia ancora in attesa di farlo non si preoccupi perché non è niente di che, ti controllano i documenti e ti fanno domande semplici come "dove andrai?" e "quanto tempo starai lì?" o in italiano o in inglese); la scuola è finita il 10 giugno e l'11 sono tornata a Roma per andare a Zoomarine; da lunedì 12 ho avuto uno stage di alternanza scuola lavoro e sono dovuta stare lì tutta la settimana tranne giovedì, quando sono andata a Firenze per incontrare altri ragazzi che partono con Youabroad. Come l'ultima volta, a Firenze mi sono trovata benissimo con loro ed è sempre bello incontrare di persona qualcuno con cui per tanti mesi hai parlato su whatsapp. Sabato 17 sono stata a Mirabilandia e domenica 18 sono andata all'orientation di Youabroad.
Ora non starò a raccontarvi per filo e per segno che abbiamo fatto all'orientation, ma posso dirvi che in circa 4 ore hanno saputo chiarirci a perfezione ogni dubbio, hanno risposto ad ogni domanda e, personalmente, mi hanno anche un po' spaventata (ma questo è il loro compito, devono farci partire senza aspettative). Se avete domande sull'orientation, chiedetemi pure in privato.
Da lunedì 19 sono stata al mare a Civitanova Marche e domenica sera sono finalmente tornata a Spoleto.
Domani mattina ho la visita per la celiachia, per controllare che tutto sia a posto prima di partire.
Ieri ho mandato la pagella di fine anno a Youabroad e giovedì devo fare l'ultimo vaccino. Prossimo step: partenza.
L'incombenza della data di partenza sta iniziando a pesare su di me, 42 giorni non sono niente. Ogni cosa che faccio si tinge di un tocco di malinconia. È inevitabile, ogni volta penso "e se questa fosse l'ultima volta che vedo questa persona?" "e se questa fosse l'ultima volta che faccio questa cosa?"
Non posso uscire una volta nella mia città senza  che mi venga posta quella domanda "ma tu quando parti?" accompagnata dalla promessa "una sera prima che parti stiamo insieme", io rispondo con un sorriso sincero, che mi viene davvero dal cuore, perché come potrebbe non farmi piacere che tutti si interessano alla mia partenza? E allora al sorriso aggiungo un rassicurante "certo" a cui, però, non credo mai veramente. L'estate non è infinita, so che è impossibile stare con tutti prima di quella fatidica data, ma cos'altro potrei rispondere? Mi limito ad assecondarli, preferendo la bella bugia alla brutta verità e cercando di nascondere la tristezza -mista a eccitazione- che mi assale.
Come vi avevo già detto in un altro post, sono sempre più convinta che l'anno all'estero non inizi dal momento in cui si prende l'aereo.
Un bacio,
Fran
(perdonateci la bandiera al contrario hahaha)

Da sinistra: Giorgia, io, Lea, Alyssa, Edoardo, Emanuele, Luisa e in basso Ginevra Iorio





                                                                                                                            7/05/2017
Ciao a tutti!
Come potete vedere dal titolo del post, ho ricevuto la data di partenza: partirò l'8 agosto e arriverò a Mahomet l'11.
Questo vuol dire che mancano SOLO 3 MESI, precisamente 93 giorni!
Ho la testa invasa da migliaia di pensieri e -scusate, lo so che l'ho scritto praticamente su ogni post- ancora non riesco a realizzare che sto davvero per partire.
Mi dispiace di non riuscire a scrivere spesso qui sul blog, ma è difficile tradurre in parole il groviglio di emozioni che sto provando.
Comunque vi aggiornerò su ciò che mi è successo in questi due mesi di assenza.
A fine marzo sono stata in gita con la scuola ad Erkelenz, in Germania. Era uno scambio linguistico: ad ottobre avevo ospitato una ragazza tedesca, Vanessa, per una settimana e due mesi fa sono stata io una settimana a casa sua. È stata un'esperienza fantastica, che è riuscita a darmi un piccolo assaggio di come potrebbe essere la mia vita da agosto in poi e mi ha fatto anche rendere conto di quanto mi mancheranno il prossimo anno i miei compagni di classe.
Recentemente ho iniziato le pratiche per il visto e a breve dovrebbe arrivarmi l'email con i dettagli del volo aereo.
Ad Aprile, durante le vacanza di Pasqua, abbiamo organizzato un incontro a Roma con i ragazzi del gruppo di whatsapp di Youabroad. Personalmente, mi sono trovata benissimo con loro ed ho trascorso  una giornata stupenda. Noi del centro abbiamo deciso di incontraci di nuovo a inizio giugno a Roma (e con "noi del centro" intendo che sono tutti di Roma tranne me ahahha). Il 15 giugno, invece, ci incontreremo a Firenze e dovremmo essere una trentina. Non vedo l'ora di conoscere tutti.

Con la mia host family va tutto bene. Come ho già detto in altri post, sono super disponibili e ci sentiamo spesso. Sembrano molto interessati a me e a tutto quello che faccio e mi dicono sempre che non vedono l'ora di conoscermi.
Mi hanno detto che l'8 settembre mi porteranno al concerto di Ed Sheeran a Indianapolis!! Hanno preso 4 biglietti: uno per la mia host sister, uno per una sua amica, uno per me e uno per una mia ipotetica amica, ma, mi chiedo, che amica potrò mai avere dopo un mese?
Il 16 settembre andremo al matrimonio della sorella del mio host dad a Champaign.
Ogni giorno sono più contenta che la famiglia Grindley mi abbia scelta. Mi sento molto fortunata. Spero che tutto sia così bello come sembra.

Frannie

Vi lascio questa foto dell'incontro di Roma. Partendo da in alto a sinistra: Alice, Natalia, Giuliano, Benedetta, io, Emanuele, Giorgia, Lorenzo, Edoardo, Diletta, Martina, Zenabu, Claudia e Alice.
Il 2017 sta scorrendo troppo velocemente. Mi sembra di aver festeggiato ieri capodanno e invece siamo già al 19 marzo. Tutto diventa sempre più vicino, tutto ha preso una forma, molte domande hanno già trovato una risposta. Anche se sembra impossibile, sto cercando di non pensarci e di vivere nel presente, giorno per giorno. Oggi il countdown segna 140 giorni, che sembrano tanti, ma che, in fondo, passano con un battito di ciglia. Mi sto agitando; come vi ho ripetuto mille volte, niente mi sembra reale. Sono confusa e non riesco a crederci sul serio. No, non sono pronta, ma alla fine che importa? Mi sentirò mai pronta? Ci si può sentire pronti ad abbandonare la vita che si costruisce in 16 anni per crearne un'altra nuova e diversa completamente da soli? Saremo mai pronti a lasciare quella che agli americani piace tanto chiamare "comfort zone"? Saremo mai pronti a ricominciare da capo a reinventarci, come se fossimo di nuovo bambini? 
Più ci si pensa, più ci si sente impreparati e indecisi. Allora partiamo, e basta. Spogli da pensieri e preoccupazioni, con la convinzione di essere in grado di affrontare ogni situazione.
Lasciate che vi dica la verità: l'anno all'estero non inizia nel momento in cui si prende quel maledetto aereo che tanto sogniamo e temiamo, inizia quando l'idea si intromette nella nostra testa. Dal momento in cui ci iscriviamo la sola idea di una cosa tanto grande ci carica di responsabilità, ci fa cambiare e maturare.
Venerdì ho fatto la prima video chiamata con la famiglia. È stato un po' imbarazzante, ma loro sono simpaticissimi e veramente tanto disponibili. All'inizio ero agitatissima, ma poi tutto è andato bene e senza che me ne accorgessi sono rimasta al telefono per un'ora.
Ho parlato con la local coordinator e ancora non so se sarò Junior o Senior, tutto si deciderà una volta arrivata lì. La scuola inizierà il 17 agosto, quindi dovrei partire intorno all'8, ma non è sicuro e per saperlo con certezza dovrò ancora aspettare.
Inoltre ci è stata comunicata la data dell'orientation: per noi del centro-sud si terrà a Roma il 18 giugno. Tutti noi exchange siamo impazienti di incontrarci, infatti stiamo organizzando degli incontri per conoscerci meglio prima della partenza.
Scusate se i miei post sono brevi, ma non sono mai stata brava a raccontare me stessa. Spero di esservi comunque d'aiuto, 

Frannie