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JUST ANOTHER EXCHANGE STUDENT'S BLOG

travel is the only thing you buy that makes you richer

“ULTIMI GIORNI IN ITALIA”
Countdown a -17.
Quest’assenza di tempo è soffocante. Che dire?
Ultimamente non vedo l’ora di partire: qualche giorno fa ho fatto una videochiamata con la mia host mum ed era la prima in cui c’erano anche i miei genitori. Abbiamo parlato dei vestiti che devo portare, di quello che faremo i primi giorni, degli sport a scuola e degli ultimi fogli che devo compilare. Parlare concretamente di quella che sarà la mia vita per i prossimi mesi mi ha resa impaziente, impaziente di partire, di provare cose nuove, di sfidarmi e di dimostrare a tutti (me per prima) che sono in grado.
Oggi, 22 luglio, non sto scrivendo per un motivo preciso, non ho niente di particolarmente interessante da dirvi, mi sento solamente ispirata. In questo momento sono in pulmino con il mio sci club, direzione Les Deux Alpes, ultima fila, sono sdraiata perché ho un posto libero accanto a me, 8 ore di viaggio alle spalle e ancora un paio rimanenti, finestrino aperto, vento tra i capelli, musica (della radio, perché odio ascoltare la musica con le cuffiette), aria fresca e cielo azzurro, macchiato di soffice bianco, intorno a me verdi montagne francesi e puzza di cacca di mucca (incredibilmente, oggi ha un non no so che di poeticamente romantico anche la puzza). Come non essere ispirati da tutto questo?
Ho approfittato di queste ore infinite di viaggio per leggere, cosa che adoro, ma che non riesco a fare mai a casa. Questa volta ho optato per “Bianca come il latte, Rossa come il sangue” di Alessandro D’Avenia.
Leggere mi fa sempre uno strano effetto: ogni volta che finisco un libro mi sento un po’ più vuota, come se qualcuno avesse tirato fuori da me quelle parole che nascondo nel profondo e che non trovo mai il coraggio di far uscire, ma anche un po’ più piena, perché in un libro c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Sono una persona che si immerge completamente nella storia, si immedesima nei personaggi in cui riconosce se stessa (quasi tutti, c’è sempre almeno una caratteristica per ogni personaggio in cui mi rivedo), al punto di sprecare spesso una lacrima (facciamo anche due) per un libro.
E, inevitabilmente, quando giro l’ultima pagina, mi ritrovo a riflettere sul significato del libro, sulle parole nascoste dell’autore, penso a come alcuni sentimenti accomunino davvero tutti.
Amo i libri perché mi danno uno spunto di riflessione, anche quelli che possono apparire più stupidi o che sembrano limitarsi al significato oggettivo della storia: “ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso” (Marcel Proust).
Leggere mi fa rendere conto che non sono sola, che anche Leo fa ogni giorno scoperte nuove, ma, come me, ha una pessima memoria e se non le scrive da qualche parte rischia di scordarsele e dovrà riscoprirle, pagando il prezzo di commettere di nuovo lo stesso errore; anche Silvia ha paura di condividere i suoi sentimenti; anche Beatrice trova conforto nello scrivere le sue emozioni e, nonostante tutto ha imparato ad essere felice; anche Nico non riesce a restare a lungo arrabbiato con i suoi amici, perché ne sente il bisogno.

L’aria fuori dal finestrino sta aumentando sempre di più, inizia ad essere fastidiosa, la magia di prima sta svanendo -perché le mie mani non riescono a scrivere allo stesso ritmo a cui navigano i pensieri nella mia testa?-

Ho chiuso quel libro, ho guardato fuori dal finestrino e mi sono sentita sopraffatta dall’incommensurabile bellezza degli alberi, del cielo, di tutto ciò che mi circonda. Sono profondamente innamorata della vita, della mia famiglia, dei miei amici, di tutto.
Sono calma, rilassata, pronta, mi sento così piccola rispetto a questa sensazione d’infinità che mi pervade.
E in queste situazioni capisco alcuni dei punti interrogativi che sono solita lasciarmi insoluti alle spalle. Capisco cosa intendeva Charlie di “Noi siamo infinito” dicendo che si era sentito infinito; capisco Albus Silente quando diceva che “la felicità può essere trovata anche nei momenti più bui se solo ci si ricorda di accendere la luce”, perché per essere felici bisogna impegnarsi a trovare il lato positivo (che c’è sempre, anche nelle cose più brutte); capisco Orazio quando ci dice “Nunc est bibendum”, perché la vita è una e ogni momento è buono per festeggiare ; infine capisco il caro Giacomo Leopardi, poiché, anche per me, in questo oceano d’infinità “il naufragar m’è dolce”. (Non prendete  per vera la mia interpretazione, questo è solamente una mia rivisitazione di frasi famose, potrebbero assumere significati diversi per ciascuno di noi e scusate se le citazioni non dovessero essere precise, ma non posso controllare su internet in questo momento).


Non vedo l’ora di partire, perché muoio dalla voglia di imparare, scoprire, fare esperienze, vivere.
Come avevo già scritto in un altro post, l’anno all’estero non inizia nel momento in cui si salva su quell’aereo: anche la sola iscrizione a questo programma di scambio mi ha insegnato tanto. Prima di concretizzare questo progetto, l’anno all’estero mi sembrava un sogno bellissimo, distante, irrealizzabile; iscrivermi mi ha fatto capire che, invece, i sogni, anche i più folli, si possono realizzare, basta essere disposti a lottare per il proprio desiderio e un pizzico di buona volontà. Non credete a chi vi dice il contrario. Abbiate fiducia in voi stessi e credete in quello che fate.
Mi sento una bambina ingenua (e probabilmente lo sono pure), ignara delle insidie del mondo, ma a me va bene così, lasciatemi sognare.

Lo so che questo post è scritto un po’ a caso, non ha un vero centro e, alla fine, non si capisce bene cos voglio dire. Perdonatemi, questo mio modo di scrivere rispecchia la mia testa confusionaria, con le sue idee in contrasto tra loro. Prima o poi riuscirò a dare un ordine a a questo caos che ho nella mente.
Grazie a chi è arrivato a leggere fin qui.

Vi lascio con una frase del libro di cui parlavo sopra che mi ha colpito molto:
“Se un sogno ha tanti ostacoli vuol dire che è quello giusto.” (A. D’Avenia)

Vostra, Frannie



Come avrete potuto capire dal titolo del post, ho scaricato anche io -finalmente- l'applicazione del countdown sul cellulare e, sì,  oggi segna che mancano solo 42 giorni. SOLO 42 GIORNI.
Come mi sento?
Non lo so neanche io. Ci sono momenti in cui l'unica cosa che vorrei fare è lasciare tutto e partire, altri in cui penso che non sono pronta e che vorrei avere ancora più tempo per stare con i miei amici.
Il tempo scorre sempre più velocemente.
Giugno è letteralmente volato, sarà perché non sono stata mai a casa (infatti scuasetmi se ultimamente ho trascurato il blog, ma sono stata davvero impegnata).
Vi racconto un po' della mia estate pre-partenza: l'8 giugno sono stata a Roma all'ambasciata americana per fare il visto (chiunque sia ancora in attesa di farlo non si preoccupi perché non è niente di che, ti controllano i documenti e ti fanno domande semplici come "dove andrai?" e "quanto tempo starai lì?" o in italiano o in inglese); la scuola è finita il 10 giugno e l'11 sono tornata a Roma per andare a Zoomarine; da lunedì 12 ho avuto uno stage di alternanza scuola lavoro e sono dovuta stare lì tutta la settimana tranne giovedì, quando sono andata a Firenze per incontrare altri ragazzi che partono con Youabroad. Come l'ultima volta, a Firenze mi sono trovata benissimo con loro ed è sempre bello incontrare di persona qualcuno con cui per tanti mesi hai parlato su whatsapp. Sabato 17 sono stata a Mirabilandia e domenica 18 sono andata all'orientation di Youabroad.
Ora non starò a raccontarvi per filo e per segno che abbiamo fatto all'orientation, ma posso dirvi che in circa 4 ore hanno saputo chiarirci a perfezione ogni dubbio, hanno risposto ad ogni domanda e, personalmente, mi hanno anche un po' spaventata (ma questo è il loro compito, devono farci partire senza aspettative). Se avete domande sull'orientation, chiedetemi pure in privato.
Da lunedì 19 sono stata al mare a Civitanova Marche e domenica sera sono finalmente tornata a Spoleto.
Domani mattina ho la visita per la celiachia, per controllare che tutto sia a posto prima di partire.
Ieri ho mandato la pagella di fine anno a Youabroad e giovedì devo fare l'ultimo vaccino. Prossimo step: partenza.
L'incombenza della data di partenza sta iniziando a pesare su di me, 42 giorni non sono niente. Ogni cosa che faccio si tinge di un tocco di malinconia. È inevitabile, ogni volta penso "e se questa fosse l'ultima volta che vedo questa persona?" "e se questa fosse l'ultima volta che faccio questa cosa?"
Non posso uscire una volta nella mia città senza  che mi venga posta quella domanda "ma tu quando parti?" accompagnata dalla promessa "una sera prima che parti stiamo insieme", io rispondo con un sorriso sincero, che mi viene davvero dal cuore, perché come potrebbe non farmi piacere che tutti si interessano alla mia partenza? E allora al sorriso aggiungo un rassicurante "certo" a cui, però, non credo mai veramente. L'estate non è infinita, so che è impossibile stare con tutti prima di quella fatidica data, ma cos'altro potrei rispondere? Mi limito ad assecondarli, preferendo la bella bugia alla brutta verità e cercando di nascondere la tristezza -mista a eccitazione- che mi assale.
Come vi avevo già detto in un altro post, sono sempre più convinta che l'anno all'estero non inizi dal momento in cui si prende l'aereo.
Un bacio,
Fran
(perdonateci la bandiera al contrario hahaha)

Da sinistra: Giorgia, io, Lea, Alyssa, Edoardo, Emanuele, Luisa e in basso Ginevra Iorio





                                                                                                                            7/05/2017
Ciao a tutti!
Come potete vedere dal titolo del post, ho ricevuto la data di partenza: partirò l'8 agosto e arriverò a Mahomet l'11.
Questo vuol dire che mancano SOLO 3 MESI, precisamente 93 giorni!
Ho la testa invasa da migliaia di pensieri e -scusate, lo so che l'ho scritto praticamente su ogni post- ancora non riesco a realizzare che sto davvero per partire.
Mi dispiace di non riuscire a scrivere spesso qui sul blog, ma è difficile tradurre in parole il groviglio di emozioni che sto provando.
Comunque vi aggiornerò su ciò che mi è successo in questi due mesi di assenza.
A fine marzo sono stata in gita con la scuola ad Erkelenz, in Germania. Era uno scambio linguistico: ad ottobre avevo ospitato una ragazza tedesca, Vanessa, per una settimana e due mesi fa sono stata io una settimana a casa sua. È stata un'esperienza fantastica, che è riuscita a darmi un piccolo assaggio di come potrebbe essere la mia vita da agosto in poi e mi ha fatto anche rendere conto di quanto mi mancheranno il prossimo anno i miei compagni di classe.
Recentemente ho iniziato le pratiche per il visto e a breve dovrebbe arrivarmi l'email con i dettagli del volo aereo.
Ad Aprile, durante le vacanza di Pasqua, abbiamo organizzato un incontro a Roma con i ragazzi del gruppo di whatsapp di Youabroad. Personalmente, mi sono trovata benissimo con loro ed ho trascorso  una giornata stupenda. Noi del centro abbiamo deciso di incontraci di nuovo a inizio giugno a Roma (e con "noi del centro" intendo che sono tutti di Roma tranne me ahahha). Il 15 giugno, invece, ci incontreremo a Firenze e dovremmo essere una trentina. Non vedo l'ora di conoscere tutti.

Con la mia host family va tutto bene. Come ho già detto in altri post, sono super disponibili e ci sentiamo spesso. Sembrano molto interessati a me e a tutto quello che faccio e mi dicono sempre che non vedono l'ora di conoscermi.
Mi hanno detto che l'8 settembre mi porteranno al concerto di Ed Sheeran a Indianapolis!! Hanno preso 4 biglietti: uno per la mia host sister, uno per una sua amica, uno per me e uno per una mia ipotetica amica, ma, mi chiedo, che amica potrò mai avere dopo un mese?
Il 16 settembre andremo al matrimonio della sorella del mio host dad a Champaign.
Ogni giorno sono più contenta che la famiglia Grindley mi abbia scelta. Mi sento molto fortunata. Spero che tutto sia così bello come sembra.

Frannie

Vi lascio questa foto dell'incontro di Roma. Partendo da in alto a sinistra: Alice, Natalia, Giuliano, Benedetta, io, Emanuele, Giorgia, Lorenzo, Edoardo, Diletta, Martina, Zenabu, Claudia e Alice.
Il 2017 sta scorrendo troppo velocemente. Mi sembra di aver festeggiato ieri capodanno e invece siamo già al 19 marzo. Tutto diventa sempre più vicino, tutto ha preso una forma, molte domande hanno già trovato una risposta. Anche se sembra impossibile, sto cercando di non pensarci e di vivere nel presente, giorno per giorno. Oggi il countdown segna 140 giorni, che sembrano tanti, ma che, in fondo, passano con un battito di ciglia. Mi sto agitando; come vi ho ripetuto mille volte, niente mi sembra reale. Sono confusa e non riesco a crederci sul serio. No, non sono pronta, ma alla fine che importa? Mi sentirò mai pronta? Ci si può sentire pronti ad abbandonare la vita che si costruisce in 16 anni per crearne un'altra nuova e diversa completamente da soli? Saremo mai pronti a lasciare quella che agli americani piace tanto chiamare "comfort zone"? Saremo mai pronti a ricominciare da capo a reinventarci, come se fossimo di nuovo bambini? 
Più ci si pensa, più ci si sente impreparati e indecisi. Allora partiamo, e basta. Spogli da pensieri e preoccupazioni, con la convinzione di essere in grado di affrontare ogni situazione.
Lasciate che vi dica la verità: l'anno all'estero non inizia nel momento in cui si prende quel maledetto aereo che tanto sogniamo e temiamo, inizia quando l'idea si intromette nella nostra testa. Dal momento in cui ci iscriviamo la sola idea di una cosa tanto grande ci carica di responsabilità, ci fa cambiare e maturare.
Venerdì ho fatto la prima video chiamata con la famiglia. È stato un po' imbarazzante, ma loro sono simpaticissimi e veramente tanto disponibili. All'inizio ero agitatissima, ma poi tutto è andato bene e senza che me ne accorgessi sono rimasta al telefono per un'ora.
Ho parlato con la local coordinator e ancora non so se sarò Junior o Senior, tutto si deciderà una volta arrivata lì. La scuola inizierà il 17 agosto, quindi dovrei partire intorno all'8, ma non è sicuro e per saperlo con certezza dovrò ancora aspettare.
Inoltre ci è stata comunicata la data dell'orientation: per noi del centro-sud si terrà a Roma il 18 giugno. Tutti noi exchange siamo impazienti di incontrarci, infatti stiamo organizzando degli incontri per conoscerci meglio prima della partenza.
Scusate se i miei post sono brevi, ma non sono mai stata brava a raccontare me stessa. Spero di esservi comunque d'aiuto, 

Frannie



                                                                                                                        27/02/2017
Finalmente lo posso dire anche io: mi è arrivata la famiglia!
Oggi quando Giorgia mi ha chiamata quasi non potevo crederci, sono davvero felicissima!
La famiglia è composta da Michelle, la mamma, che ha 35 anni, da Mike, il papà, che ha 39 anni, da Maddie che ha 12 anni e anche da un piccolo cane, un Jack Russell.
Andrò in Illinois, a Mahomet, un paese di circa 7000 abitanti. Mahomet è a 10 miglia dalla città più vicina, Champaign, e a circa due ore di distanza da Chicago. La scuola, la Mahomet Seymour High School, è a 5 miglia da casa e ci andrò in autobus.
La casa dalle foto non sembra grandissima, ma nella descrizione c'è scritto che ha 12 stanze e un giardino grande. Avrò la mia camera e il mio bagno.
Loro sembrano simpaticissimi e si sono mostrati molto disponibili. Ho subito contatto l'host mum su Facebook e la mia host sister su Instagram; sembrano contente ed eccitate come me, non vedo l'ora di conoscerle!
In più -pensate che coincidenza- oggi non sono stata l'unica a ricevere la famiglia a Mahomet: condividerò quest'esperienza con Emanuele, che frequenterà la mia stessa scuola ed abiterà vicinissimo a me.
Non potrei essere più felice!


Ciao!
Oggi mi andava di scrivere, quindi eccomi qui con un nuovo post.
Come vi avevo già detto (o forse no ma non mi ricordo), ho capito che, alla fine, il posto in cui capiterò non è poi così importante, la cosa più importante è la famiglia. Così ho pensato: "ho fatto una classifica di stati in cui mi piacerebbe capitare, perché non fare anche un post descrivendo la mia famiglia ideale?"Iniziamo partendo dal presupposto che la famiglia perfetta non esiste e che è impossibile che una famiglia si rispecchi in tutti i criteri che elencherò, ma va beh ahahah io ci provo lo stesso.


-Host sister(s) o host brother(s)
Questa è la cosa in cui spero di più in assoluto. Vorrei tanto avere qualcuno della mia età (o quasi) con cui confrontarmi e stringere subito amicizia, magari che frequenti anche la mia stessa scuola. Oppure mi piacerebbe che la mia famiglia ospiti anche un'altra exchange student, che più di tutti capirebbe le mie emozioni e le mie paure. Fingers crossed!


-Non aver mai ospitato altri exchange students

Vorrei essere la prima exchange student in quella casa, voglio essere speciale e indimenticabile (scusate se suona un tantino egoista).


-Essere attivi

È davvero importante per me: ho tanta voglia di provare tutto ciò che gli Stati Uniti hanno da offrirmi, ma io sono molto pigra e ho bisogno che qualcuno mi spinga a fare le cose, altrimenti tutti i miei sogni rimarranno solo sogni. Vorrei che la mia host family mi porti a fare anche le più strane delle attività, che mi costringa a non stare mai dentro casa.


-Avere uno stile di vita diverso dal mio
Come ho già scritto sopra, mi piacerebbe imparare tante cose nuove e affrontare realtà completamente diverse, vorrei mettermi alla prova, e come potrei se la mia famiglia vivesse al mio stesso modo?


-Non avere animali
Non sono un'amante degli animali, non credo ci sia altro da spiegare in questo punto.

Questo è tutto ciò che mi è venuto in mente. Ovviamente la famiglia che mi sceglierà sarà il contrario di quello che ho scritto. Se dovessi pensare a qualcos'altro, lo aggiungerò.


Buonanotte,
Frannie


Ciao a tutti!
Oggi sono qui per raccontarvi delle host families che sono arrivate.
La prima famiglia è arrivata il 17 gennaio ad Alice G., in Tennessee. Si è subito messa in contatto con i suoi host parents e ora parlano spesso su facebook; ha anche contattato una ragazza che la sua famiglia sta ospitando quest'anno, che le ha chiarito dei dubbi e le ha parlato della scuola.
La seconda è stata Verena D., che è finita in Missouri. Anche lei si è subito messa in contatto con la famiglia e non solo su facebook: hanno già fatto la loro prima chiamata su Skype.
Poi è stato il turno di Lia, che è capitata in Iowa, ma al confine con il Wisconsin, Veronica G. in Iowa, ma dalla parte opposta rispetto a Lia e Valentina G. in Missouri.
Tutti gli host parents sembrano simpatici e davvero disponibili, sono felicissima per tutte loro.
In questo momento Giuliano S. ha scritto sul gruppo che Youabroad lo ha appena chiamato per dirgli che una famiglia lo ha scelto. Andrà in Indiana e condividerà l'esprienza con un exchange student thailandese!

Il periodo che sto attraversando è un po' particolare. Vi ricordate la lettera di presentazione in cui avevo scritto di essere pronta ad affrontarre questa sfida e che non avevo paura di niente, che non mi spaventava lasciare la mia famiglia e i miei amici? Ecco, non è vero.
Quando ho scritto quelle cose le pensavo veramente. Ero coraggiosa e sicura di me.
Sarà che quelle parole le ho scritte a ottobre, tutto mi sembrava così inconcreto, inverosimile e lontano e non si può temere qualcosa che sembra impossibile.
Sarà che sono arrivate le prime famiglie, sta già finendo la prima parte di questa incredibile esperienza e le cose stanno prendendo la loro forma.
Sarà che è febbraio, ormai, e quindi l'anno all'estero sembra sempre meno distante e più reale.
In questi giorni sono continuamente assalita da dubbi e paure: se non mi trovassi bene?
Se non fossi così autonoma come penso di essere?
Se avessi difficoltà nel fare amicizie?
Se non riuscissi ad ambientarmi?
Ci saranno ancora i miei amici quando tornerò?
Sarà tutto cambiato?
Inoltre mi sembra che tutti abbiano trovato il loro posto nel mondo e io non ho idea di quale sia il mio posto. Non so cosa farò, non so cosa mi piace fare, non conosco il mio carattere. Non so chi sono e non c'è nessuno che possa aiutarmi a scoprire me stessa.
Mi sento travolta dalle responsabilità ed è come se non fossi più io la protagonista della mia vita.
E mi sento così stupida a scrivere qui questo genere di cose, a condividere con dei perfetti sconosciuti gli aspetti più intimi e bui di me, ma sto cercando di usare questo blog come "diario segreto", per sfogarmi e per raccontare cosa voglia dire veramente vivere un anno all'estero.
Sto lavorando per ritrovare l'equilibrio, ma il futuro sta arrivando; io sono pronta?

questa è la mappa dei placements che Youabroad ha condiviso oggi (ci sono due ragazze che non ho citato nel post perché non fanno parte del gruppo di Whatsapp)